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martedì 19 novembre 2013

Giubbonsky - "Testa di nicchia"

Giubbonsky (al centro) con Davide Lucini (basso) e Fabio bado (batteria)

A cura di Oliver Ax

"Testa di nicchia" è l'ironico doppio senso che dà il titolo all'album di Guido Rolando, in arte Giubbonsky.

L'artista è di origini piemontesi ma, nonostante risieda a Milano, vive in una realtà tutta sua costruita abilmente nel corso del tempo, circondato da musica, amici, live club, natura, progetti, sogni ed obbiettivi. Testa di nicchia risulta quindi un album glassato da tutto ciò, è un mix di desideri gettati su un foglio e intonati alla luna; e fan**** se al vicino non piace la sua musica e deve dormire, Giubbonsky tira dritto e dice la sua senza mezzi termini, cantando con il cuore in mano. Se la prende con il bel paese e le sue ingiustizie (Povero Gatto, Pattume, Broncs), con i SUV mentre va in bicicletta (Cicliade) o con le radio che non passano il suo pezzo (Testa di nicchia). Quest'ultimo brano, che dà il nome all'opera di Giubbonsky, risulta particolarmente interessante. Mostra la vera essenza di questo artista e lancia un bellissimo messaggio, un messaggio che nessuno dovrebbe mai dimenticare: Fregatene del giudizio degli altri. Se una cosa ti fa stare bene continua a farla. Così i rifiuti e le critiche sembrano non sfiorarlo nemmeno, anzi gli danno più forza per continuare nel percorso che si è scelto, ma nonostante questo suo animo da guerriero, anche Guido Rolando, talvolta, sembra cedere le armi per arrendersi momentaneamente alla realtà: “ ...tra un angolo e l'altro del mondo, giornate che si dissolvono dentro una lancetta che compie un giro rotondo. (Ombra di te).


Giubbonsky è un creativo e un eclettico: suona il sax, la chitarra e canta. Milita in altre band tra cui la Fish Eye Band e La Banda degli Ottoni a Scoppio. Va in bicicletta, scrive canzoni e perpetua il suo passato da studente ribelle nella Bologna degli anni '70, spiattellando fatti risaputi, ma troppo spesso ignorati: .. finché riusciremo a rubare, non andremo mai più a lavorare. Ma Giubbonsky non mostra soltanto i problemi, lui si preoccupa molto anche per gli altri, è un artista legato profondamente alla sua terra, alla natura e al paese in cui vive. Ne “Il destriero del re” dà prova di ciò impersonando il cavallo del sovrano che medita di disarcionarlo per paura delle ripercussioni che le malefatte del padrone possono avere su di lui, oppure in “ La nostra terra” propone una semplice soluzione ai problemi ambientali che affliggono il nostro pianeta: .. mica son scemo, illumino di meno per risparmiare al mondo un poco di veleno..

In conclusione “Testa di nicchia” risulta un album piacevole che nasconde in sè alcuni pezzi di vera poesia. Con un gustoso miscuglio di generi musicali che cambiano di traccia in traccia, questo artista saprà coinvolgervi, soprattutto se una scintilla di spirito rivoluzionario brucia dentro di voi, se vi piacciono Guccini, Gaber o DeGregori o se semplicemente siete affini ai problemi del nostro pianeta e desiderate respirare aria pura invece di continuare a soffocare tossendo al ritmo di un blues.







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