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lunedì 11 febbraio 2013

Il Fieno - "I Bambini Crescono EP"



a cura di Daniele Ruggeri
A distanza di poco più di un anno, “I Bambini Crescono EP”. Il nuovo lavoro discografico de “Il Fieno”, band emergente della provincia milanese che continua a farsi strada, richiamando a sé l’attenzione delle più grandi vetrine della musica italiana. Del resto né ‘MTV New Generation’ né tanto meno ‘RollingStone Italia’ vogliono perdere di vista i progressi della bandLo scorso Novembre, la pubblicazione del singolo “Amos”. Togli il male come l’Oki” feat Luca Urbani (geniale!) aveva anticipato l’uscita del disco, aizzando così l’attesa dei curiosi. Attesa che non è stato di certo delusa quando, il 29 gennaio scorso, “Il Fieno” hanno accompagnato l’uscita del disco con la rivelazione di una grande sorpresa. Il secondo singolo, dei cinque, estratto è la cover del brano (nientepocodimenoche) “Vincenzina e la Fabbrica” di Jannacci. Scelta coraggiosissima quella di andare a riesumare il brano che Jannacci compose nel 1974, inserito in “Quelli che..” un anno dopo. In realtà il brano era già stato reinterpretato da Mina nel 1977 in “Mina quasi Jannacci” che ne ricavò un pezzo carico di disperazione femminile tipica dell’ epoca e da Luca Carboni nel 2009 che lo rese un pezzo molto “comunista”. La rilettura del brano da parte de “Il Fieno” però, dà un’altra identità alla canzone, riproponendola in un pezzo molto rock. Forte, deciso. Pieno di vita, “che non c’è, se c’è com’è?”. Restituisce un nuovo volto alla ragazza che, oggi come allora (ahimè), si spezza la schiena in fabbrica, incerta del proprio futuro. Un pezzo di grande attualità che oltre ad omaggiare il grande Jannacci, invita ad una riflessione critica dei giorni nostri. Esperimento ben riuscito! “I Bambini Crescono EP” sembra essersi scrollato di dosso del tutto le sfumature punk che si pronunciavano in ‘Apotheke’ e ‘Cartolina’ (da “Il Fieno EP”), preferendo, come un gladiatore che si toglie la corazza, musicalità e ritmo indie-pop come base di testi che rimangono cinici e diretti. Connubio perfetto che esalta le contraddizioni tipiche dell’adolescenza, tema a cui il disco è ispirato. Come quei due occhi azzurri in copertina intenzionati a farsi del male. Se ‘Amos’ è una dedica ad un ventenne che sta crescendo senza certezze per il suo futuro e che affoga la tristezza in un rimedio artificiale, gli altri testi (scritti e interpretati da Gabriele Oh) raccontano la “guerra” dell’ età adolescenziale di oggi. Tra parole “digitalizzate” e valori “Youtubbati”, la vita reale è una gran corsa a sentirsi grandi, e a rivolersi piccoli. Prodotto e registrato da Simone Momo Riva presso il TdEStudio di Aosta, è musicalmente ben riuscito. Pieno di contenuti per chi volesse fermarsi venti minuti, steso sul prato, sotto il sole, a ricercarsi nelle parole, a ritrovarsi bambino. Per i più esigenti, basti sapere che il video de ‘Vincenzina e la fabbrica’ è stato realizzato in stop motion, da Sylvia K, servendosi di ben 738 diapositive disegnate a mano dalla stessa.


Daniele Ruggeri







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